“Come cambiano i tempi!”

La Pasqua è appena trascorsa, ma abbiamo un altro racconto dal passato, su alcune tradizioni pasquali, che vogliamo condividere con voi.

Nel 1958 un barista satrianese, discorrendo con un suo amico, esordiva così: “Come cambiano i tempi!”

E di tempo ne è passato, da allora…


Nei giorni di Pasqua uno dei baristi mi ha detto: «Come cambiano i tempi! Ora non si fanno più “taralli” e “biscotti”, ora si vendono colombe» ed accennava quello che pochi giorni prima era stato un gran mucchio di scatole del “dolce forestiero” ed ora era ridotto a pochissimi esemplari.

A parte il fatto che la caratteristica dei taralli e biscotti cotti in casa quasi non esiste più perché ormai si cuociono tutti ai forni pubblici, si è anche tolto l’uso di farne quanti una volta. Quanti se ne faceva allora? È difficile dirlo; comunque non si contava i taralli o biscotti confezionati ma numero di uova impiegate a confezionarli, e questo numero era nell’ordine di alcune centinaia.

Non tutti per biscotti e taralli, si capisce, ma per “pizzicoco”, “sccarcedde”, “pizze piene” ed altra grazia di Dio che poi restava a profumare le dispense sino all’estate.

Il fidanzato allora si raccomandava alla mamma per un “pizzicoco” di quelli belli, veramente belli per poter fare una buona figura con la fidanzata che, a sua volta, si premurava di confezionare una meravigliosa “scarcedda” da contraccambiare al fidanzato.

Bella doveva essere, tutta intrecciata, con due o tre uova, il “naspro” e i “diavolieddi” di tutti i colori, quelli che vendeva solo zi’ Peppe. E il ragazzo che tornava a casa dopo essere stato in giro tutta la giornata a suonare con la “tarozzola” (raganella) e magari nel chiedere frettolosamente un biscotto, perché non aveva il tempo di fermarsi a mangiare in quanto i compagni lo attendevano per continuare il giro, accennava un accordo del dolce strumento per deliziare la mamma. La mamma però non si deliziava affatto ed allora volava qualche scappellotto che difficilmente raggiungeva il bersaglio perché il suonatore era già fuori a deliziare il vicinato.

Ma guarda un po’ con tanto da fare! E poi bisognava sbrigarsi per andare ad assistere alle funzioni in chiesa. E il lunedì in Albis? Allora si facevano le più grandi scorpacciate di biscotti, innaffiati da qualche fiasco di quello buono, alla Madonna delle Grazie. Allora per celia si rubava i biscotti dalle tasche degli amici. Altri tempi allora! Ora le cose sono cambiate ed anche il tempo (metereologicamente parlando) è cambiato. In special modo quest’anno il giorno di Pasqua è sembrato una giornata di novembre: pioggia dalla mattina alla sera. Il lunedì in Albis era cominciato con tutta la gente si era riversata alla Madonna delle Grazie con la speranza di godere di un po’ di sole; ma, ahimè, le nuvole cominciarono ad oscurare il sole, mentre un vento freddo cominciava a spirare. La pelle si accapponava e tutti tornarono in gran fretta a casa a mangiare in santa pace una fetta di “Colomba pasquale”.

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